PHOTONATURAE

Pino Magliani Wildlife Photography

Davvero bella la mostra di Seve McCurry al MACRO Testaccio di Roma.  Oltre 200 foto ottimamente disposte e sapientemente illuminate.  Un percorso diviso idealmente in in ‘sfere’ che raggruppano le fotografie per argomenti ed assonanze, non tenendo conto ne di date ne di luoghi, dando vita ad un affascinante sequenza di immagini stupefacenti ed incredibilmente connesse tra di loro nonostante la distanza geografica e temporale che le divide.

Le fotografie ripercorrono tutta la carriera di McCurry ma una buona parte della mostra è dedicata all’Afghanistan  (è di questi giorni il documentario sulla ricerca della famosa ragazza afghana venti anni dopo) e all’Italia, e non poteva essere altrimenti visto che il nostro e un paese che McCurry ama molto e che recentemente dalle pagine del NG ha firmato uno splendido servizio su Cinecittà.

Una mostra da non mancare per nessuno, specie per chi ama questo fotografo.  Se proprio devo muovere una critica è che alcune foto sono state scelte piu’ per assonanza con altre che per effettiva importanza e che altre, magari piu’ belle o famose sono state lasciate fuori….ma trattatasi di peccato davvero veniale per una delle migliori mostre fotografiche viste nella capitale negli ultimi anni.

Sotto potete vedere un piccolo filmato ‘rubato’ alla mostra che vi permette di capire come è strutturata.

Link alla pagina ufficiale : http://www.stevemccurryroma.it/

Uno dei posti che amo di piu’, nei dintorni di Roma, è Torre Flavia.  
A Torre Flavia c’è una splendida oasi dove di possono osservare molte specie di uccelli acquatici, soprattutto nei periodi di passo.  E’ molto frequentata dai fotografi.
Molti tuttavia si comportano in modo scorretto, uscendo dal sentiero ed entrando nelle zone protette che sono strettamente riservate per evidenti motivi.  
Queste persone certo non fanno fare una bella figura alla nostra categoria di fotografi naturalistici. C’è anche da dire che mancano totalmente dei capanni di osservazione e dal sentiero, fotograficamente parlando, ci sono ben poche occasioni. Insomma è la solita oasi all’italiana, buona per il birdwatching e famiglie ma poco adatta alla  fotografia. Un’occasione persa per attirare molti visitatori. Un peccato insomma.  Per questo non frequento molto l’oasi ma preferisco tirare dritto e andare direttamente sulla spiaggia.

La spiaggia di Torre Flavia è davvero bella e suggestiva con la sua torre  che purtroppo ormai sta collassando su se stessa a causa dell’erosione del mare.   La torre è molto antica e di epoca romana, ed è stata piu’ volte restaurata ma ha subito il colpo mortale a causa dei bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale.  Qui potete leggere qualche informazione a riguardo.

Usando qualche filtro è tempi lunghi si possono ottenere delle foto davvero suggestive.

 

Ecco una breve carrellata.

 

Se possedete un 50mm  avete una delle migliori ottiche.  I 50mm sono infatti tra le ottiche più’ nitide ed otticamente corrette che ci siano.  E’ un ottica prodotta da sempre, quella che in un passato non troppo lontano era l’ottica di primo equipaggiamento del sistema reflex,  e quindi ha degli schemi ottici collaudati da anni e anni di produzione in milioni di copie.

Con il passare degli anni sono cambiati i trattamenti superficiali anti riflesso, gli autofocus e anche la costruzione, ma otticamente gli schemi sono più’ o meno sempre quelli.  Inoltre i 50 o 55 mm hanno distorsioni pressoché nulle.   Un 55 macro, come sostiene John Shaw  (e come dargli torto) probabilmente è una delle ottiche piu’ versatili al mondo, in grado di mettere a fuoco praticamente tutto da pochi cm di distanza all’infiinito e con un bell’angolo di campo.

Personalmente ho posseduto diversi 50mm ma in questo momento ne ero sprovvisto.  Mi è capitato su ebay un vecchio 50mm nikkor f1.4 a un prezzo a cui non ho saputo dire di no (una pizza per due) e quindi l’ho preso :)

Usero’ questa ottica essenzialmente per foto in studio e paesaggio, forse qualche ritratto su 7d dove ha una focale equivalente ad un 80mm f14 (e scusate se è poco),  per cui tutte tipologie di fotografie in non c’è nessuna necessità di autofocus  (o ce ne sono poche) e  poi se dovesse servirmi l’af ho il 24-70 2.8 che si comporta egregiamente a 50mm.

Il nikkor 50mm SC Auto f1.4 è piuttosto vecchio ma, a mio parere, ha un look retro’ davvero bello. Meccanicamente è robustissimo e la ghiera della messa a fuoco ha una corsa piuttosto lunga e molto fluida.  E’ un piacere maneggiarlo ed usarlo.  Cronologicamente è il primo 50mm di Nikon con trattamento multiriflesso, sia pure a singolo strato  (da qui la sigla SC= single coated), mentre otticamente è poco dissimile dagli ultimi 50mm di Nikon.

 

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Dalle prime prove sono molto soddisfatto, ma mi è capitato tra le mani un 50mm f1-8 di Canon  (il cosiddetto plastichino per via della costruzione molto povera) che comunque è una lente molto nitida, forse anche un pelo di piu’ del fratellone 1.4.  Per cuiosità ho fatto un test molto veloce, piu’ che altro per vedere come si piazzava il nonno nikon che ha una 40ina di anni sul groppone !!!

Ebbene come vedete dal test non se la cava affatto male.  Il canon è un pochino piu’ nitido, ma francamente nell’uso normale bisogna davvero farci caso.  Il nikkor per canto suo ha un bello sfocato a 1.4, un poco migliore di quello del Canon, ma questo è normale visto che apre uno stop in piu’.  Inoltre ha un piacere di utilizzo, con la sua robustezza e fluidità della ghiera di messa a fuoco, non quantificabile e soggettivo, ma per me importante.

 

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Donna Nook è una riserva naturale che si trova nel Lincolnshire, in Gran Bretagna, a circa 200 km ad est di Londra. Fondamentalmente si tratta di una grande zona costiera e sabbiosa, una delle poche della Gran Bretagna. Proprio questa sua natura sabbiosa fa si che ogni anno migliaia di foche grigie eleggano Donna Nook a zona di riproduzione nel periodo tra ottobre e dicembre.

 

Purtroppo, o per fortuna, dipende da come la si vuole vedere, Donna Nook è anche una base della RAF e quindi normalmente questa zona costiera è chiusa al pubblico durante la settimana, periodo in cui gli aerei svolgono le loro esercitazioni. Questo ha fatto si che la zona rimanesse preservata da ogni tipo di antropizzazione (se escludiamo delle attrezzature di ‘servizio’ alle esercitazioni, come mire e bersagli) ma pone anche delle limitazioni alla fruibilità dell’area.

 

Normalmente comunque il sabato e la domenica si può’ accedere all’area. Non è tuttavia una regola fissa ed è sempre meglio informarsi prima, perché alcune volte è chiuso anche durante il week end.

 

C’e da dire comunque che la RAF ha grande rispetto per le foche e in questo periodo le attività che possono disturbare o addirittura mettere in pericolo le foche sono sospese e ci sono solo attività di sorvolo e sistemazione.

 

Per noi fotografi questa in Europa è una zona quasi unica per poter fotografare la foca grigia che passa la gran parte della sua vita in mare.

 

E’ doveroso ricordare che, sebbene la popolazione della foca grigia sia aumentato dopo che negli anni 50 aveva raggiunto il minimo storico a causa della caccia, si tratta comunque di un animale tutt’oggi considerato a rischio e quindi protetto. Arrecare loro disturbo è vietato e delle azioni di avvicinamento sconsiderato possono provocare anche l’abbandono del piccolo da parte della madre. Il piccolo è dipendente dalla madre in tutto nei primi mesi di vita e quindi un abbandono significa condannarlo a morte certa.

 

Nessuna foto vale questo, ricordiamocelo sempre.

Passerella di osservazione

Passerella di osservazione

18 novembre

Questa giornata è stata essenzialmente una tappa di trasferimento. Decollati da Ciampino e atterrati a Londra Stansted arriviamo al nostro B&B, il Pigeon, alle 17:30. Facciamo la conoscenza con il simpatico Rik. Ci da molte dritte su Donna Nook come comportarci con i volontari che vigilano sulle foche, sui posti e sugli orari ‘giusti’. Alla sera, con il buio, andiamo comunque a fare un sopralluogo. Nonostante l’oscurità riusciamo ad intravedere alcune mamme con i piccolini. E’ una bella emozione. Cena e ninna, domani ci attende una giornata lunga.

 

19 novembre

Sveglia alle 6:00. Alle sei e un quarto siamo sul posto. Vedendoci scaricare l’attrezzatura fotografica i volontari ci vengono incontro e ci spiegano, sia pur con il sorriso sulle labbra, che sulla spiaggia è ‘consigliato’ non andare. Noi altrettanto gentilmente gli spieghiamo che siamo ben consapevoli e che, pur apprezzando il loro lavoro, non esiste una legge che possa impedirci di andare. Nonostante avergli spiegato le nostre intenzione di procedere nel massimo rispetto e cautela sono irremovibili e anzi passano anche a velate minacce. Ci rendiamo presto conto che le loro idee sfociano quasi nel fanatismo e per evitare problemi ci allontaniamo e passiamo da un’altra entrata. Ci vedranno con il binocolo sicuramente ma ormai è andata. Come noi fanno anche altri, fotografi e birdwatcher.

E doveroso a questo punto spendere due parole sul lavoro dei volontari: pur essendo le loro intenzioni assolutamente lodevoli a mio parere hanno scelto una linea di comportamento sbagliata. Non ha nessun senso impedire alle persone , qualsiasi persona, di andare sulla spiaggia, soprattutto in assenza di una normativa. Il comportamento da seguire più’ giusto sarebbe quello di accompagnare, anche a pagamento per finanziare i loro sforzi, il visitatori in modo da poter spiegare e anche sorvegliare i comportamenti. Basterebbero poche decine di volontari per controllare ma, assurdamente, preferiscono tenere questo comportamento quasi ‘terroristico’, mentre persone di tutti i tipi possono tranquillamente aggirare il blocco che si verifica all’entrata ed andare sulla spiaggia indisturbati dato che qui’ poi non c’è nessun tipo di controllo.

 

Inoltre le persone che si fermano alla prima staccionata (che fotograficamente è veramente brutta in quanto si scatta in posizione sollevata e ci sono dei paletti che interferiscono), scattano in continuazione col flash e arrecano notevole disturbo. Per non parlare di persone che si sporgono cercando di toccare i cuccioli che spesso si avventurano fin sotto la staccionata, essendo ancora privi del salutare timore per l’uomo.

 

Ci rendiamo presto conto che forse il motivo dell’assenza dei volontari è dovuto alla distanza che separa il parcheggio dalla spiaggia vera e propria. La spiaggia infatti è piuttosto lontana e il percorso è faticoso. Si attraversa prima una brughiera che ben presto si trasforma in acquitrino salmastro. Per fortuna abbiamo stivali di gomma alti, altrimenti l’attraversamento sarebbe stato impossibile. Lungo l’avvicinamento notiamo parecchie specie di uccelli, come beccacce di mare, pavoncelle, piovanelli, gambecchi, reali e molto altro ancora. Per non parlare delle tantissime oche in migrazione che ci sorvolano continuamente. Praticamente un paradiso, ma siamo qui per le foche e foche siano .

 

Quando arriviamo sulla spiaggia è uno spettacolo. La giornata è meravigliosa e ci sono centinaia di foche ovunque. Ci avviciniamo lentamente e ben presto scopriamo che la loro zona di sicurezza e’ variabile da individuo ad individuo ma sempre ben avvertibile in quanto se si sfora questo cerchio immaginario l’animale da segni di nervosismo evidenti. Fare un passo indietro e d’obbligo e la nostra presenza viene ben presto accettata e anzi a volte sono loro che si avvicinano non considerandoci un pericolo per i numerosi cuccioli presenti. Notiamo altri gruppi di fotografi e birdwatcher sulla spiaggia che sicuramente hanno fatto giri ‘alternativi’ come noi.

 

Siamo fortunati e la giornata è stupenda. Il questo periodo dell’anno le giornate sono brevi ma il sole rimane basso sull’orizzonte gran parte del tempo, il che ci da tante ore utili per fotografare con la luce quasi sempre ottimale.

 

I piccolini sono davvero tanti e le nascite sembrano tutte andate a buon fine. Notiamo un paio di cuccioli morti ma è una percentuale molto bassa. Di solito il periodo piu’ critico è proprio questo e Donna Nook è la zona di nascita che ha il minor tasso di mortalità (intorno al 40%). A noi sembra di molto inferiore ma il periodo più’ duro, ossia quello in cui dovranno imparare a procacciarsi il cibo da soli, deve ancora arrivare.

 

Fotograficamente parlando lavoriamo con focali molto lunghe. 300, 400 e 500mm in modo di arrecare il minimo disturbo. Lavorare sdraiati a terra ci aiuta ad ottenere immagini di effetto. Lavoriamo ad aperture molto grandi per poter avere uno sfocato importante e poter isolare gli animali. Questo approccio inoltre tranquillizza molto gli animali che sono molto tranquilli.

 

La territorialità nei maschi è molto sviluppata. Ogni maschio dominante ha dei piccoli harem. Talvolta capita che qualche maschio entri nel territorio del suo vicino oppure che un giovane cerchi di accoppiarsi con delle femmine ma il dominante lo respinge per preservare il suo harem. E’ raro che si arrivi ad uno scontro vero e proprio, di solito l’intruso se la da a gambe prima di arrivare al contatto, basta qualche ringhio e qualche soffiata, ma quando a volte succede e lo scontro è rapido e violento. Molti maschi ne portano segni evidenti. Noi assistiamo a pochi combattimenti perché evidentemente il grosso degli accoppiamenti si è già svolto. Quasi tutte le femmine infatti hanno il loro piccolo accanto, ma ci sono un paio di maschi ridotti male.

20 novembre

La giornata è piuttosto nebbiosa. Praticamente la visibilità è ridotta a poche decine di metri. Speriamo si apra con il primo sole. Stavolta partiamo subito con il giro lungo senza passare per la strada ufficiale. Nonostante questo i volontari vengono a chiederci chi siamo e dove andiamo. Spieghiamo loro che siamo interessati agli uccelli e ci lasciano passare senza chiederci altro. Bene ci siamo risparmiati una discussione. A causa della nebbia facciamo un po’ di fatica ad orientarci. Il rumore del mare e i richiami delle foche ci fanno da guida, ma camminare alla cieca in questa nebbia bianca con il rosso del sole che sorge, circondati da foche, ci dona una sensazione speciale, diversa. Oggi sembra che ci siano più’ foche in spiaggia. Dato il clima riusciamo fare delle foto particolari. Ci separiamo ed arriviamo alla spiaggia alla spicciolata seguendo strade fantasiose (in verità a causa della nebbia probabilmente allunghiamo un po’) ma non è un male, è bello camminare in questo clima surreale con i richiami delle foche e il rumore del mare in sottofondo. In tarda mattinata ricostituiamo il gruppo e stiamo un’altro po’. Anche oggi in lontananza scorgiamo fotografi e birdwatchers. Qualche piovanello tridattilo corre sulla spiaggia e tra le foche. Sono anche loro confidenti ma avvicinarli è impossibile per non disturbare le foche. Ci sorvola anche una formazione di cigni selvatici. Bellissimi.

Camminando troviamo una foca che ha appena partorito, la placenta è ancora li a fianco e il piccolino è sporco di sangue. La mamma è esausta e ci allontaniamo rapidamente per non disturbarli.

 

 

21 novembre

Oggi è lunedi’. L’area è chiusa e quindi non si può’ andare sulla spiaggia. Oggi ne approfittiamo per andare a vedere la zona di Saltfleetby-Theddlethorpe. Si tratta di una zona di dune a ridosso della spiaggia poco lontano da Donna Nook. La strada per arrivare alla spiaggia è molto fangosa e anche qui gli stivali sono d’obbligo. Purtroppo il tempo è brutto. Vediamo molti uccelli, come pavoncelle, beccacce di mare, e sulla spiaggia vera e propria ci sono molte colonie di mugnaiacci. Qui sono gabbiani molto diffusi, a differenza che da noi dove il reale la fa da padrone. La spiaggia è lunghissima e molto larga. É impressionante notare l’escursione della marea che quando scende lascia scoperti circa 200 metri di spiaggia dove gli uccelli trovano grandi quantità di cibo.

Al pomeriggio torniamo a Donna Nook. C’è ancora la bandiera rossa e ci sono degli elicotteri che sorvolano la spiaggia. Ci accontentiamo di rimanere alla passerella ma è un gran bell’accontentarsi perché alcuni gabbiani ingaggiano una lotta per accaparrarsi le placente, residuo delle ultime nascite. In natura non si butta nulla e gli scarti di qualcuno possono significare la vita per un’altra specie.

 


Conclusioni

 

La spiaggia lontana

La spiaggia lontana

 

Donna Nook è stata una piacevole scoperta. Grazie Simona per averci fatto conoscere questo posto. Ho paura che nei prossimi anni le cose cambieranno e che verranno adottate misure piu’ restrittive nei confronti dei visitatori. Io credo che la natura vada spiegata e fatta vivere alle persone, e non celata, anche se questo richiede sforzo e maggiore organizzazione. Se avete intenzione di andarci vi consiglio di farlo quanto prima.

 

Cosa ho usato:

corpi macchina Canon EOS 5D e 7D.
Le lenti che ho portato con me sono state il 17-40 f4 L, il 24-70 f2.8 L, il 70-200 f2.8 IS L, il 300mm f4 L e il 500 f4 L.

L’accoppiata che ho trovato vincente è stata 7D e 300 f4 per la velocità e 5D e 500 f4 per la qualità di immagine.

Anche quest’anno, per il quinto anno consecutivo se non sbaglio, la sezione AFNI del Lazio, di cui faccio parte,  propone la sue stagione di proiezioni.  Abbiamo cercato di dare un respiro più’ ampio alla manifestazione, per questo noterete che oltre alle belle ed interessanti proiezioni dei nostri soci abbiamo affiancato quelle di fotografi provenienti dalle zone più’ disparate, vicine e lontane.

E’ stato un notevole sforzo organizzativo da parte nostra perchè, ve lo assicuro, non è facile per una sezione che si affida praticamente alla generosità dei suoi iscritti, riuscire ad organizzare trasferte e quant’altro, ma ci siamo riusciti.

Quest’anno poi abbiamo anche un proiettore tutto nuovo e la qualità si preannuncia piuttosto alta.

Tra le varie proiezioni vi segnalo quella della bravissima Sandra Bartocha , la collettiva dei nostri ‘cugini’ di AFNI Marche e quella di Marcello Libra dedicata al ‘bianco’ .  Imperdibile anche la proiezione di Bruno D’Amicis che con l’occasione ci presenterà anche il suo nuovo libro, Ornata, sui camosci d’Abruzzo.

Come al solito le proiezioni si terranno presso il Centro Habitat Mediterraneo, la sede Lipu di Ostia (RM) e sono totalmente gratuite.

ecco le date

18 novembre

- Marco Balzarini : “Un incontro a quattro(+quattro) occhi con la natura” 

- Marcello Libra : “I colori del bianco” 

14 dicembre 

- Renzo Mastracci : “Natura e colori d’Islanda” 

- Marco Scataglini : “Tuscia” 

18 gennaio 

- Bruno De Amicis : “Le montagne del camoscio” 

17 febbraio 

- Marco Andreini : “L’aquila reale” (Video) 

- AFNI Marche : “La natura nelle Marche” 

21 marzo 

- Emanuele Coppola : “Foca monaca:, un ritorno annunciato” (Video) 

13 aprile 

- Sandra Bartocha : “Rhythm Of Nature” 

9 maggio 

- Silvio Tavolaro : “Contra lucem” 

- Giulio Ielardi : “Simbruini”

Per orari, contatti e indirizzo fate riferimento alla locandina allegata

 

 

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La Lente Addizionale Canon 500D nella sua montatura da 77mm

Le lenti close-up, o lenti addizionali, sono delle lenti speciali che vanno montate come se fossero dei filtri, ovvero avvitate alla lente frontale degli obiettivi.

Le lenti addizionali sono commercializzate con varie gradazioni diottriche che vengono comunemente indicate con +1, +2, +3 ecc… Piu’ alto è questo valore e maggiore è l’ingrandimento che esse possono offrire. Chiaramente se fosse cosi’ semplice ora staremmo tutti scattando macro con una o piu’ lenti addizionali avvitate sull’obiettivo, ma putroppo le lenti addizionali hanno qualche vantaggio ma anche tanti svantaggi; il piu’ grave è un decadimento delle qualità ottiche dell’obiettivo, soprattutto ai bordi, inoltre piu’ aumenta il fattore di ingrandimento e piu’ questi problemi risultano amplificati. Infatti mentre gli obiettivi sono composti da piu’ lenti che servono a correggere distorsioni ed aberrazioni, le lenti addizionali sono in genere composte da una lente.

Ho scritto ‘in genere’ perchè esistono speciali lenti addizionali che sono composte da piu’ lenti proprio per correggere questi difetti ottici. Piu’ che delle lenti sarebbero da definire aggiuntivi ottici. Tali lenti sono fabbricate sia da Nikon (le 3T e 5T che sono delle +1,5, e le 4T e 6T che sono delle 3+) e da Canon che produce la 250D e la 500D. Io uso la 500D spesso in accoppiamento con il 70-200 f2.8 IS in quanto mi permette di avere un obiettivo che si avvicina ad un macro continuandomi a permettere di usare lo stabilizzatore. Chiaramente il Rapporto di ingrandimento non è lo stesso di un macro, che raggiunge il RR di 1:1, ma tale combinazione è molto utile quando si viaggia e non ci si vuole caricare di una lente in piu’ . Ma che cosa possiamo ottenere con questa lente? Ho fatto qualche prova utilizzando molto semplicemente un metro a fettuccia di quelli tascabili e la 5D.

Come sappiamo la 5D ha un sensore Full Frame che musura 24X36mm all’incirca. Per cui fotografando la fettuccia per ottenere un rapporto di 1:1 alla minima distanza di messa a fuoco avrei dovuto ottenere un fotogramma che inquadrasse 36 mm, ovvero la lunghezza reale riprodotta esattamente sul fotogramma. Chiaramente campi inquadrati minori o maggiori danno luogo risperrivamente a rapporti di ingrandimento superiori o inferiori all’ 1:1 Ho fatto il test con tre lenti a mia disposizione: il 70-200 f2.8 IS, ovvero la mia configurazione abituale per la 500D, con il 70-200 f4L utilizzando un anello adattatore per portare la filettatura della lente da 77mm a 67mm, ed infine ho voluto testare amche il 400mm, ben sapendo che cimentarsi con un macro di 400mm è impresa veramente ardua anche per il piu’ stabile dei treppiedi (e infatti la foto test è micromossa ;) ).

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Proprio con il 70-200 2.8L IS ho ottenuto il peggior ingrandimento: 66mm inquadrati, direi intorno al rapporto 1:2.

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Meglio con il 70-200 f4: 56mm inquadrati, all’incirca 1:1,5

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infine con il 400: 41mm inquadrati…..siamo quasi a 1:1

A livello di qualità di immagine chiaramente con i 70-200 le cose sono + semplici, soprattutto con l’IS, con il quale si ottiene, questo si, il RR minore ma grazie allo stabilizzatore si riescono ad ottenere immagini nitide anche a mano libera.

Discorso opposto per il 400, di difficile utilizzo per via della lunga focale, se non con il flash oppure in giornate luminose e ad orari di forte illuminazione, ovvero gli orari piu’ sconsigliati per la macrofotografia. Anche su cavalletto basta veramente poco per avere foto mosse. Ho notato anche una marcata vignettatura su un po’ tutte le lenti, soprattutto pero’ sul 2.8, vignettatura che comunque sparisce chiudendo il diaframma. Si tratta di un difetto trascurabile visto che stiamo parlando di una lente per le macrofotografie e che quindi verrà utilizzata prevalentemente a diaframmi chiusi (già a 5.6 è poco visibile)

Ecco una foto ottenuta con la lente addizionale Canon 500D montata su obiettivo Canon 70-200 f2.8L IS

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Con l’avvento della progettazione computerizzata alcune discipline tecniche  hanno subito un notevole miglioramento.  L’ottica è una di quelle che ne hanno maggiormente risentito. In positivo.  Alla base della progettazione delle lenti e dei vari gruppi ottici ci sono infatti numerosi e complessi calcoli.   Questo ha fatto si che le lenti moderne siamo spesso e volentieri, sopratutto a parità  di costi e attualizzando il valore della moneta di ieri, superiori all’analogo modello in produzione precedentemente.  Ecco perché le case spesso e volentieri aggiornano le loro lenti .  Ci sono alla base chiaramente motivi economici ma spesso i miglioramenti sono tangibili.

Inoltre le vecchie ottiche erano progettate per lavorare su pellicola mentre i sensori moderni, soprattutto quelli con molti megapixel/mmq, mettono duramente alla frusta le nostre ottiche mettendo a dura prova il loro potere di risolvenza  (ma questo è un discorso lungo magari ci torneremo su con calma).

Questo non significa che molte lenti una volta considerate di pregio e che ora vengono definite ‘vintage’ siano scarse, anzi alcune di loro hanno una qualità ancora molto alta.  Certamente bisogna accettare delle limitazioni e non possono competere con le lenti moderne sul fronte autofocus  (assente) e per velocità operativa visto che il diaframma, dopo la focheggiatura va chiuso a mano al valore desiderato  (stop down).  Direi senza timore di smentite che  anzi per determinati ambiti  sono decisamente sconsigliabili, come ad esempio la fotonaturalistica a soggetti in movimento oppure la foto sportiva, pero’ ci sono generi fotografici piu’ meditati e rilassati nei quali queste lenti possono dire tranquillamente la loro.

Personalmente possiedo alcune vecchie lenti che uso in manual focus tra cui un vecchio Nikkor 105mm  f2.5.  Un ottica splendida per i ritratti e anche per qualche ripresa naturalistica ravvicinata non troppo spinta, magari con l’ausilio di un tubo di prolunga.  Ottima per i fiori ma anche per le libellule al mattino presto quando sono ferme e facilmente avvicinabili.

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Inoltre, ma questa è una considerazione del tutto personale, utilizzare queste ottiche mi restituisce un grande piacere che oserei quasi definire ‘fisico’.  Queste ghiere dalla corsa lunga, la scelta dei diaframmi manuale, la solidità dell’obiettivo, la lentezza nelle operazioni che spesso si riflette in una composizione nel mirino piu’ accurata.  Insomma piccole ma grandi cose che fanno felice chi, come il sottoscritto, fotografava da prima dell’avvento dell’autofocus e del digitale.

 

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Nel test di oggi ho voluto provare appunto il 105 che menzionavo sopra confrontandolo con il blasonato Canon 70-200 f2.8 IS, prima versione, in produzione fino a poco tempo fa e ora sostituito dal MKII che è una lente ancora piu’ performante.

Nonostante sia uno zoom le capacità ottiche di questa lente sono notevoli e, nonostante il 105 sia una lente fissa, e quindi ottimizzata per lavorare a questa focale, i risultati non erano affatto scontati.

Il test vuole avere una valenza puramente empirica, non è stato effettuato in maniera scientifica.  Si tratta solo di una serie di scatti  ripetuti 3 volte,  per essere sicuri che altri fattori tipo micromosso influenzassero il risultato.  La macchina (una 5D MKI) era montata su treppiede e comandata da scatto remoto per evitare le vibrazioni dovute alla pressione sul pulsante di scatto.

In breve ecco qui i risultati:

 

Come si può vedere dal test il nikkor non sfigura affatto, anzi al centro del fotogramma, a tutta apertura, va un pelo meglio del Canon che deve essere chiuso fino a f5.6 perché abbia la stessa nitidezza del Nikkor.  La differenza è poca ma visibile.  Ho voluto inserire anche un ritaglio preso al bordo del fotogramma benché nei teleobiettivi lo ‘spappolamento’ ai bordi sia meno importante rispetto ai grandangolari.  Anche qui sostanziale parità, anzi il canon forse fa un pelo meglio.  Segno che una progettazione piu’ recente ha migliorato questo aspetto critico.

Molto buona e pressochè identica la riproduzione dei colori e piacevole lo sfocato (bokeh) , che non potete vedere in questo test, ma fidatevi, dato da entrambi da un diaframma ad 8 lamelle.

 

Insomma il Nikkor promosso a pieni voti, e se pensate che è una lente che su ebay viene battuta sui 150 euro in Italia e anche meno se cercate in Europa, direi che se vi serve una focale fissa intorno a questo valore e non avete un budget alto ci potete tranquillamente fare un pensierino, magari abbinandolo ad un anello adattatore con conferma di messa a fuoco che si trova sempre su ebay a poche decine di euro.

 

 

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Il nuovo social network di Google è molto indirizzato alla fotografia, molto piu’ di Facebook (limitato nella risoluzione e nel numero di persone che puoi aggiungere agli amici) a mio parere.

E’ nata quindi una comunità fotografica molto attiva, che ricorda un po’ flickr,  grazie anche al sistema delle cerchie  (le liste secondo Google) che possono essere personalizzate e scambiate con gli altri appassionati.  Ecco cosi’ che sono nate comunità di fotografi naturalistici, di paesaggio, architettura, ritratto, ecc…

Un’altra peculiarità di Google+ è che si possono utilizzare dei tag nei post per facilitare la ricerca.  Grazie a questo sistema sono nati dei temi fotografici giornalieri che si possono richiamare tramite appunto i tag.  In questo modo digitando ad esempio #macromonday avremo una bella galleria di uno dei temi della giornata.

 

Ogni giorno ci sono svariati temi che affrontano le tematiche piu’ diverse, dalla natura elle macro, dai ritratti ai paesaggi in bianco e nero.

 

Uno dei fotografi piu’ attivi, Ray Billcliff, si è cimentato nell’elencare questi temi in una lista unica in continuo aggiornamento.  Eh si perchè i temi del giorni  (aumentano in maniera esponenziale limitati solo dalla fantasia e dalla voglia dei promotori).

Ce n’è per tutti i gusti, sia da vedere che per postare foto.

 

 

Un’altro elenco molto completo è quello di Rolf Hicher, per certi versi anche piu’ aggiornato.  Dategli un occhiata.

 

 

Link alle pagine

http://www.trueportraits.com/daily-photo-themes.htm

 

http://www.rolfhickerphotography.com/blogs/all-google-plus-photo-themes.htm 

 

 

Non lontano da Roma c’è questa splendida cascata poco battuta da chi non è del posto ma molto frequentata dalle persone della zona, soprattutto in estate.  Non è facile infatti, anche in inverno, trovare un momento senza qualcuno che faccia una passeggiata e addirittura il bagno in estate.  Se pero’ siete fortunati si riescono ad ottenere immagini molto belle e suggestive.

Ieri siamo andati a scattare qualche foto.

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Questa in particolare è stata fatta utilizzando un polarizzatore ed un filtro neutral density e settando la macchina a 50 ISO, in modo da ottenere un’esposizione piuttosto lunga (nello specifico circa 20 secondi) e avere appunto questo effetto sull’acqua.  I cerchi che si vedono in basso sono dovuti alle bolle di aria che roteavano in un mulinello.  La lunga esposizione li ha fatti apparire come se fossero una strisciata unica, in verità si tratta di molte bolle distinte che sarebbero venute congelate con un tempo piu’ breve.

 

 

 

 

Anche quest’anno il prestigioso premio GDT è stato assegnato.  Come al solito fotografie bellissime.  Sul sito trovate tutte le foto vincitrici e anche le modalità per ordinare il bellissimo catalogo.

Link al sito http://www.gdtfoto.de/content.php?lang=en